Il mondo del vino al femminile: le figure italiane coinvolte nel settore 16| Stevie Kim
I numeri parlano chiaro: le donne rappresentano la maggioranza degli addetti e dei manager nell’ambito marketing e comunicazione (80%), commerciale (51%) e turismo (76%).
Quali sono le figure femminili impegnate nei diversi rami del settore vitivinicolo?
Dopo il successo della serie di interviste alle critiche di vino e parallelamente a quella dedicata alle donne produttrici, scopriamo impostazione, visione e prospettive con le dirette interessate.
Oggi lo chiediamo a Stevie Kim, Managing Partner di Vinitaly, ideatrice di Italian Wine Podcast e creatrice della media agency Mamma Jumbo Shrimp.
Stevie Kim è nota nel mondo del vino per i suoi molti ruoli. È Managing Partner di Vinitaly e ha ideato eventi come 5StarWines – the Book, OperaWine, Vinitaly International Academy e wine2wine Business Forum. È anche il motore di Mamma Jumbo Shrimp, progetto nato come brand contenitore di podcast, libri, e video che si è presto trasformato in un’agenzia che tramuta questi format in strumenti di comunicazione, promozione e formazione per il mondo del vino. La produzione di contenuti è rimasta la specialità dell’agenzia che, con un team e una rete di contatti internazionali, aiuta le aziende vinicole italiane a trovare la propria storia e a raccontarla in Italia e all’estero.
Quando e come ti sei avvicinata al settore vino?
La premessa della mia avventura nel mondo del vino risale a circa trent’anni fa, quando mi sono trasferita in Italia dagli USA seguendo quello che sarebbe poi diventato mio marito. Inizialmente, abbiamo lavorato insieme nel campo dei disturbi alimentari: lui è un medico specializzato in questo settore, io mi occupavo di marketing, progetti editoriali di divulgazione scientifica e organizzazione di conferenze e corsi formativi. Dopo alcuni anni, ho sentito l’esigenza di trovare una mia carriera autonoma. Riflettendo sulle mie competenze e sui settori in cui avrei potuto applicarle, ho individuato nel settore vinicolo italiano un grande potenziale commerciale, in parte ancora inespresso. Così, ho deciso di avventurarmi in questo campo.
La mia prima idea era di istituire un fondo d’investimento sul vino durante Vinitaly perché all’epoca – era il 2007 – ce n’erano pochissimi. Ci fu però un crak finanziario. La fortuna ha voluto che io, pur avendo già messo in piedi una serie di analisi e pianificazioni, non avessi ancora effettuato il lancio effettivo del fondo. Ha voluto anche che, grazie a un contatto con Veronafiere, io venissi reclutata per sviluppare attività internazionale. Strada facendo ho scoperto non solo che le mie prime valutazioni sulle enormi potenzialità del settore erano corrette, ma anche di avere una vera passione per il vino italiano, che ho quindi trasformato nel mio principale focus professionale.
Come hai impostato il tuo percorso formativo ed esperienziale?
Il mio percorso formativo è iniziato negli Stati Uniti, dove ho frequentato la New York University Leonard N. Stern School of Business conseguendo una doppia specializzazione in Marketing Internazionale ed Economia. Dopo essermi trasferita in Italia, ho completato un MBA presso l’Università Bocconi di Milano. L’esperienza in ambito medico mi ha poi fornito ulteriori competenze in marketing, organizzazione di eventi e formazione che ho trasferito nel settore vinicolo: la prima ispirazione che ha portato allo sviluppo di iniziative educative come la Vinitaly International Academy viene proprio da lì.
Al momento del mio ingresso nella wine industry sapevo molto poco di vino, ma ho presto realizzato che questa mia mancanza di conoscenze tecniche poteva costituire un punto di forza per il mio approccio. Ho infatti capito che, per promuovere efficacemente il vino italiano al di fuori della sua cerchia ristretta di esperti, dovevo semplificare la materia e comunicarla in modo più accessibile a un ampio pubblico: il mio punto di vista era ideale per effettuare questa traduzione. Alla base di tutti i miei progetti, indipendentemente dalla loro natura specifica, due sono gli elementi che non mancano mai: quello educativo, anche nella forma più leggera di edutainment, e quello comunicativo. Un esempio molto chiaro di questa impostazione è Italian Wine Podcast, nato nel 2017 come un progetto di storytelling sul vino italiano, realizzato in lingua inglese, oggi pluripremiato e l’unico podcast sul vino al mondo che propone almeno un nuovo episodio ogni giorno, sette giorni su sette, 365 giorni all’anno.
Qual è il tuo modello di ispirazione in termini umani, geografici, attitudinali?
Non ho un modello di ispirazione specifico. Piuttosto, traggo ispirazione da ogni cultura e ogni persona che incontro nel mio percorso, cercando di apprendere il più possibile da ciascuna di esse e di sviluppare così una visione ampia, inclusiva e agilmente adattabile. La mia esperienza multiculturale di donna nata in Corea, cresciuta negli Stati Uniti e trasferita in Italia mi ha facilitato in questo. Per lo stesso motivo, la mia filosofia è di circondarmi della maggiore diversità possibile, sia che si tratti – ad esempio – di costruire il mio team di lavoro, da sempre internazionale e variegato per età ed esperienze, sia che si tratti di scegliere quali strumenti di comunicazione utilizzare o su quali competenze specifiche puntare.
A livello attitudinale, mi ispiro a individui che mostrano passione, dedizione e innovazione nel proprio campo, qualità che cerco di incorporare nel mio lavoro quotidiano. In particolare, osservo e ammiro chi ha la capacità di riconoscere opportunità nel mercato e di adattarsi alle tendenze emergenti, senza paura di provare nuove strade, compresa l’acquisizione di nuove competenze, e di abbracciare il cambiamento.
Il ruolo della donna è adeguatamente riconosciuto nel nostro settore a tuo parere?
Esistono sia esempi virtuosi che margini di miglioramento. Il settore del vino, tradizionalmente prerogativa maschile, ha compiuto progressi significativi nel riconoscimento del ruolo delle donne, che oggi arrivano in numero sempre maggiore in posizioni di rilievo e con competenze chiave per il settore. Ci sono esempi straordinari di donne che stanno guidando aziende vinicole di successo e stanno apportando un contributo significativo sia in termini di innovazione che di qualità produttiva e sensibilità comunicativa. Una parola va anche spesa per la crescente solidarietà tra le donne nel mondo del vino, che ha un ruolo cruciale nel dare visibilità al lavoro femminile, nel facilitare il mentoring e nel creare opportunità di crescita.
Tuttavia, non possiamo negare che ci sia ancora della strada da fare. Non è raro che le donne debbano fronteggiare stereotipi e resistenze culturali, specialmente a livello decisionale e dirigenziale. La percezione del loro contributo, in alcuni ambienti, è ancora sottostimata rispetto al valore reale che portano al settore. Dobbiamo insistere nella promozione dell’inclusione e della diversità, creando opportunità per le donne e, allo stesso tempo, creando partnership di valore con ogni figura – anche maschile – in grado di offrire un contributo. È essenziale che non solo le donne, ma tutta la wine industry investa nella formazione e nella creazione di reti di supporto.
Quali sono i punti di forza e di debolezza del sistema Italia nella tua professione?
Il sistema Italia nel settore del vino è unico per molti aspetti. Tra i principali punti di forza c’è sicuramente la straordinaria biodiversità delle uve italiane: l’Italia ha oltre 500 varietà autoctone registrate, un numero ineguagliabile a livello mondiale. Questo offre al consumatore un’ampia gamma di scelte e consente al vino italiano di distinguersi su qualsiasi mercato. A ciò si aggiunge una tradizione enologica millenaria, che non è solo un richiamo storico, ma anche un forte asset culturale. Il vino è un mezzo potente per raccontare storie e un altrettanto influente driver per il turismo: il legame tra vino, territorio e cultura italiana è una delle principali ragioni per cui il nostro Paese è un punto di riferimento per gli appassionati di vino di tutto il mondo.
Il dark side di tutto questo è che, proprio per la sua ricchezza, il mondo del vino italiano è molto complesso e chi tenta di approcciarlo da non esperto può esserne intimorito. L’Italia è un mosaico di produttori, denominazioni e consorzi, che talvolta operano in modo indipendente o addirittura in competizione tra loro, rendendo difficile una strategia di promozione unitaria a livello internazionale. Questo crea confusione nei consumatori stranieri, che possono avere difficoltà a comprendere l’offerta italiana nel suo complesso. A ciò si aggiungono una certa pesantezza burocratica e una lenta capacità di adattamento alle esigenze dei mercati globali. Paesi come la Francia, pur avendo anch’essi una forte tradizione vinicola, sono stati più efficaci nel coordinare la propria promozione sui mercati esteri.
Infine, il sistema Italia deve affrontare una sfida importante: il ricambio generazionale. Diverse aziende vinicole familiari faticano a coinvolgere le nuove generazioni, rischiando di perdere l’eredità e il sapere accumulati nel tempo. È vitale incentivare i giovani a vedere il vino come una concreta opportunità professionale e non solo come una tradizione da mantenere.
Come pensi la tua professione evolverà nei prossimi 20 anni? Avrà un ruolo l’AI?
Essendo legato alla comunicazione e al marketing, il mio lavoro richiede da sempre un continuo adattamento e una costante capacità di evolversi. Ritengo che la formazione, la creazione di contenuti e lo sviluppo di connessioni internazionali continueranno a rappresentare elementi centrali della mia attività. Tuttavia, questi aspetti saranno senza dubbio influenzati da strumenti e approcci ancora da scoprire o approfondire. In particolare, i temi della sostenibilità e delle strategie di promozione per far conoscere il vino italiano nei mercati esteri assumeranno un’importanza sempre maggiore, soprattutto grazie al crescente utilizzo di tecnologie innovative, tra cui appunto l’intelligenza artificiale (IA).
Proprio a questo tema, ossia l’impatto dell’IA nella wine industry, abbiamo dedicato l’edizione 2024 di wine2wine Business Forum, che si è tenuta gli scorsi 4 e 5 novembre. Sono fermamente convinta che queste tecnologie rappresentino un’opportunità significativa per tutte le aziende, indipendentemente dalla loro dimensione. Non solo per i prossimi vent’anni, ma già ora: non possiamo più ignorare che l’IA è già una realtà consolidata che sta trasformando il nostro modo di lavorare, in comunicazione come in tutta la filiera.
Per quanto riguarda marketing e comunicazione, l’IA velocizza diverse attività quotidiane come la creazione di contenuti visuali e testuali, le traduzioni, l’editing. Aiuta a personalizzare l’esperienza dei consumatori, suggerendo vini in base ai rispettivi gusti, abitudini di acquisto e feedback. Può inoltre facilitare l’accesso a mercati nuovi e diversificati, migliorando la comprensione delle preferenze culturali e delle tendenze di consumo. Questa tecnologia, associata a realtà aumentata (AR) e realtà virtuale (VR), può inoltre essere utilizzata per offrire esperienze immersive, come visite virtuali ai vigneti o degustazioni guidate interattive, portando il mondo del vino direttamente nelle case dei consumatori. E questi sono solo alcuni esempi.
Detto ciò, credo che l’elemento umano rimarrà e debba rimanere insostituibile. L’autentica differenziazione, elemento imprescindibile di ogni comunicazione efficace, deve per forza nascere da uno specifico vissuto umano. Solo lì si trovano le vere radici della storia, della tradizione e della passione dietro ogni bottiglia di vino, ossia ciò che rende questo settore così speciale. Le tecnologie come l’AI devono essere viste come strumenti per amplificare questi valori, non per sostituirli.
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