Al bar con eleganza: 5 regole basilari (purtroppo non scontate)

Bar Gambrinus
di Carmen Autuori
C’è un vecchio detto che recita: “al tavolo e al tavolino si riconosce il signore ed il signorino”. Parliamo, ovviamente, di un’epoca altra quando le uscite in pubblico erano l’eccezione e non la regola e i luoghi d’incontro più diffusi erano i circoli dove si giocava a carte, al tavolino appunto, oppure i ristoranti e quindi a tavola.
Poi fu la volta dei bar, nati come Caffè, prima a Vienna e poi diffusi in tutta Europa, il primo in Italia fu il Florian a Venezia nel 1720. Si trattava di veri e propri salotti aperti al pubblico e frequentati quasi esclusivamente dall’aristocrazia e dall’alta borghesia. Solo nel secondo Dopoguerra, prima nelle grandi città e poi nei piccoli centri, il Caffè che nel frattempo aveva mutato nome in bar, assunse le caratteristiche attuali, ovvero crocevia d’incontri abituali o fortuiti dettati dall’esigenza di concedersi una pausa per la colazione, per un caffè oppure, in tempi più recenti, per l’aperitivo.
Una parentesi piacevole che, però, non può sottrarsi alle regole delle buone maniere che spesso s’identificano con il vivere civile.
Salutare
Non è un fatto così scontato. Come in qualunque luogo chiuso, entrando si saluta sempre. Un “buongiorno” “buonasera”, così come “per favore” e “grazie”, non solo ci faranno ricordare come persone educate, ma metteranno il barista in condizione di essere felice di accontentarci perché l’educazione funziona come un boomerang. O almeno si spera.
Lettura dei quotidiani
Nella maggior parte dei bar si trovano uno o più quotidiani a disposizione dei clienti. Il plurale non è casuale: vuol dire che sono a disposizione di tutti. Ne consegue che è estremamente inopportuno appropriarsi con scatto felino del quotidiano preferito per un tempo maggiore di tre minuti. Qualora si fosse interessati a qualche articolo in particolare, ci si reca in edicola ad acquistarlo. Non di rado mi è capitato di vedere signori, ma anche signore, strappare una pagina e furtivamente riporla in tasca o nella borsetta.
Al banco
Le richieste devono essere ragionevoli soprattutto quando il bar è affollato. Evitare dunque di richiedere “un caffè d’orzo, non troppo caldo ma nemmeno freddo, nel bicchiere di vetro, lo zucchero di canna della marca ‘vattelaapesca’, con la schiuma ed il cuoricino a decorazione”. Anche a Giobbe passerebbe la pazienza, figuriamoci al barista.
Se il bancone è molto affollato, una volta serviti ci si allontana con la tazzina poggiata sul piattino. C’è da precisare, però, che i gesti suggeriti dal galateo devono essere compiuti con estrema naturalezza, in altre parole se quanto detto sopra risulta complicato con il rischio di versare tazzina, piattino e caffè addosso a qualche malcapitato, meglio consumare la propria bevanda al banco nel più breve tempo possibile.

Al bar, il caffè
Sempre a proposito di caffè ricordiamo che la tazzina va portata alla bocca e non viceversa e il cucchiaino serve solo per girare il caffè, meglio se dall’alto verso il basso, e non per raccogliere l’ultima goccia sul fondo: non va mai portato alla bocca. Mai!
Brioche e cappuccino
Nonostante sconsigliata dai nutrizionisti, la tipica colazione italiana resta il modo più appagante e goloso per iniziare la giornata, a patto che si osservino alcune regole. La brioche non va mai inzuppata nel cappuccino, ma poggiata sul piattino oppure avvolta nel tovagliolo di carta e consumata a piccoli pezzi tagliati con le mani, altrimenti si rischia di inondare il bancone con briciole e latte oltre ad offrire uno spettacolo non proprio elegante per chi ci osserva. I ritorni all’infanzia releghiamoli alle pareti di casa.
Qualora la colazione fosse consumata al tavolo, quest’ultimo deve essere lasciato in condizioni che rispettino la decenza. C’è bisogno di specificarlo?
Il telefonino
A nessuno verrebbe in mente di chiedervi di spegnere lo smartphone, sarebbe una richiesta del tutto anacronistica. Ciò non significa che chi vi sta vicino debba essere reso partecipe dei litigi con vostra moglie/marito oppure dei problemi con il capo. Sarebbe opportuno abbassare la suoneria, parlare a bassa voce e se la conversazione va per le lunghe, spostarsi di qualche metro. È sempre un fatto di rispetto per il prossimo, oltre che di buona educazione.
Prima di concludere, una raccomandazione per il personale del bar: se proprio non se ne può fare a meno, modulare il volume della musica. Ormai è diventato quasi impossibile non dico fare conversazione, ma scambiare due parole con chi ci accompagna senza l’uso di un megafono.
Concludendo, possiamo tranquillamente affermare che il signore si riconosce oltre che al tavolo e al tavolino, anche al bar.
Signori si nasce…..ma oggi pare scarseggino e non solo per denatalità.Un mondo ideale ma personalmente mi accontenterei che a comportarsi così fosse anche una minima percentuale.Al telefono poi non ne parliamo:ormai nessun ritegno che va dai fatti personali alle cause penali ed anche il saluto al chiuso ormai è in disuso e per questo spesso amo sconcertare salutando ogni persona che incontro nel camminare.PS Che tristezza il Florian cui ai miei tempi Le Orme dedicarono un intero LP(nulla a che vedere con le iniziali del nostro amato gran capo):solo per occhi a mandorla ma d’altra parte Venezia era e forse è tutt’ora la porta dell’oriente.FRANCESCO