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Ottouve Gragnano Penisola Sorrentina Dop 2024 | Salvatore Martusciello non desiste

Pubblicato in: Napoli
Salvatore Martusciello con Don Gennaro Sicignano - Giovane viticoltore di 92 anni

di Giulia Cannada Bartoli

ll Gragnano è il vino storico dei napoletani. Aglianico e piedirosso (per’e palummo) sono le uve più note, cui si aggiungono sciascinoso, e altre ancora meno conosciute:

Uva Suppezza e Uva Castagnara

Suppezza, Castagnara, Olivella, Sauca e Sorbegna e arriviamo appunto a Ottouve. Salvatore Martusciello per i vini della ripartenza, avvenuta nel 2015, ha scelto nomi identitari fortemente legati al territorio. Il Piedirosso dona freschezza e sentori fruttati, lo Sciascinoso conferisce dolcezza e complessità aromatica, mentre l’Aglianico apporta corpo e corredo tannico.

Gragnano il paesaggio

Il territorio, con i Monti Lattari, la vicinanza del mare e del Vesuvio, fa del Gragnano un vino unico, fresco e gioioso. La spuma briosa viene dalla rifermentazione in autoclave. Le viti del Gragnano sono in montagna, ma respirano anche aria di mare, poiché i Monti Lattari degradano verso il Golfo di Napoli, accogliendo la brezza marina.

In più, affondano le loro radici in terreni ricchi di ceneri e lapilli. Perciò, il Gragnano è un vino vulcanico, sia per la sua esuberanza spumosa, sia per il terreno, che gli conferisce spiccata mineralità.

Adesso, come di consueto, parliamo un pò di storia.

 “Vivere vis sanus, Gragnano pocula bibe” (per vivere sano, devi bere bicchieri di Gragnano). Così diceva Mons. Antonio Molinari, Vescovo di Lettere, dalla cui diocesi dipendeva anche Gragnano, nel XVII secolo.

Indimenticabili le raccomandazioni di Pasquale, il Fotografo (Enzo Turco) a Felice Sciosciammocca (Totò), nel film “Miseria e Nobiltà”, quando Pasquale dice a Felice: “Feli’, assicurati che sia Gragnano. Tu lo assaggi: se è frizzante, lo pigli, se no, desisti!”.

Del vino di Gragnano ne parla anche Plinio il Vecchio nella sua “Historia Naturalis”; ma fu durante il medio evo che si consolidò e se ne diffuse la produzione e il consumo, grazie alla rilevante presenza di conventi nella zona. Fu solo nel 1808 che il Gragnano fu consacrato come vino popolare in tutto il territorio napoletano, quando Gioacchino Murat, cognato di Napoleone Bonaparte e re di Napoli dal 1808 al 1815, fece venire gli agronomi dalla Francia che portarono viti e metodi di coltivazione e vinificazione sui Monti Lattari.

Fu da allora che il Gragnano divenne sinonimo di vino di Napoli, come scrisse il pittore Giacinto Gigante, che lo definì: “il vino per antonomasia dei napoletani, del quale se ne possono bere bocce senza tornare a casa ubriaco”.

Lo scrittore Mario Soldati descrisse il Gragnano come “di profumo vinoso e campestre; frizzantino, e quando giovane addirittura spumoso di una spuma che calava subito e subito spariva per sempre; pastoso, denso ma allo stesso tempo scivoloso: come un lambrusco di più corpo, come un barbera di meno corpo”. E ancora: “nonostante il colore, non va bevuto a temperatura ambiente, ma freddo, e freddo di cantina, naturalmente, mai di frigorifero”. Le viti sono coltivate su terreni terrazzati, a un’altitudine massima di 500 m. Proprio per questo, Giacinto Gigante aggiunse, alle sue considerazioni, che è “un vino di vitigno non artificiale”, volendo intendere che le piante non possono essere allevate con mezzi meccanici, ma solo con la zappa e la fatica del contadino, in quanto nessuna macchina potrebbe raggiungere i terrazzamenti.

Alla famiglia Martusciello – così come è accaduto per i Campi Flegrei – si deve, nel 1994, il riconoscimento della Doc Penisola Sorrentina (concessa solo a vini ottenuti da uve coltivate nei vigneti dell’intero territorio dei comuni di Gragnano, Pimonte, Lettere, Casola di Napoli, Sorrento, Piano di Sorrento, Meta, Sant’Angelo, Massa Lubrense, Vico Equense, Agerola e parte collinare di Castellammare di Stabia).

 

La persistenza di Salvatore Martusciello

Salvatore Martusciello è un garante di questa storia, un custode e ambasciatore del territorio. Per lui e  per Gilda Guida – compagna di vita e di lavoro –  il vino è un fatto culturale, prima che un prodotto. La terra prima di tutto si racconta, se la vendi, rischi di perderla per sempre. La vigna più bella che Salvatore conduce è quella di Don Gennaro Sicignano, detto O’ Presidente, 92 anni suonati, non passa giorno senza che salga in vigna. Con il figlio Ciccio porta avanti uno dei vigneti più grandi (1.20 ha) e più suggestivi della penisola sorrentina. Il vigneto si trova a Gragnano nella frazione di Sigliano. Salvatore segue questa vigna ininterrottamente dal 1991, è cresciuto con Ciccio, suo coetaneo. Gennaro e Ciccio sono per lui persone di famiglia. Questi vigneti sono lì da tempo immemorabile, in ogni caso l’età media delle viti supera i 60 anni.

Ottouve rende omaggio ai vitigni minori che nessuno conosce. Per ancorarli alla storia, Salvatore sposa la modernità e mette in etichetta un QR code che lancia un video dove si parla della “traffica” del Gragnano, la vecchia tratta di compravendita tra contadini, commercianti e mediatori.

La “traffica” del Gragnano

Nel 2008 il nostro Luciano Pignataro su Il Mattino di Napoli scriveva: “fino alla crisi del metanolo i contadini vendevano il vino, non le uve come accade adesso. Tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre, fino a Natale, arrivavano da Napoli i mediatori, spesso anche costruttori di botti, in Campania si usava soprattutto il castagno, per trattare l’affare e portarsi il vino in città dove veniva rivenduto al dettaglio. Era la traffica, «’a trafeca», del vino. Gragnano era uno dei punti di incontro fra i mediatori e i contadini di tutta la Penisola Sorrentina. Spesso i paesi hanno dato il loro nome al vino non per essere specializzate nella viticoltura, ma per essere punto di incontro commerciale. La trattativa era, ovviamente, lunga e laboriosa: per il contadino era un esame da cui spesso dipendeva la qualità dell’inverno perché con il danaro del mediatore avrebbe potuto comprare altri generi di prima necessità. Alla fine, comunque, l’accordo si trovava e terminava con un lauto pranzo. L’antipasto di salumi e formaggi fatti dai contadini, forse il Provolone del Monaco chissà, poi la minestra maritata con le erbe dei Lattari e le parti meno nobili degli animali, una monumentale portata di ziti con il ragù, a seguire ovviamente le braciole del ragù. E ancora, un piatto di salsicce e friarielli, la frutta e, per chiudere, i tradizionali dolci di Natale”.

 

Veniamo al vino di oggi, vendemmia 2024

In Penisola Sorrentina, nelle aree di Gragnano e Lettere, si è registrata una produzione in media con gli ultimi 5 anni, di ottima qualità e con resa leggermente più bassa legata a una maggiore concentrazione delle polpe nel periodo estivo. Le piogge di metà-fine settembre hanno favorito la corretta maturazione delle uve, anche fenolica, con buona concentrazione di materia colorante nella buccia (in particolare per le varietà aglianico e sciascinoso) e ridotto l’anticipo determinando un’epoca di raccolta intorno al 20 settembre.

La vinificazione: diraspatura e macerazione a contatto con bucce (eliminando i vinaccioli) per circa 4-5 gg. a temperatura controllata di 23°C, con un rimontaggio al giorno per la rottura del cappello e un delestage. In questo modo, la parte liquida entra in contatto con l’ossigeno, viene poi versata nuovamente nella vasca con le vinacce, in modo che queste si distribuiscano uniformemente nel mosto-vino. Si ottengono così colore e profumi. A fermentazione quasi ultimata, si ottiene il vino base che si lascia intenzionalmente con un residuo zuccherino, che consentirà poi di avviare la seconda fermentazione alcolica in autoclave per la presa di spuma a temperatura controllata di 19°C.

Il calice, luminoso e trasparente, spazia dal rubino al porpora, con riflessi violacei, la spuma è soffice e tipicamente evanescente. Al naso affiorano note giovani di fragole, lamponi e violetta con qualche sbuffo erbaceo. Il sorso, in perfetta corrispondenza gusto – olfattiva, è sottile, quasi tagliente, in ottima progressione acido/sapida, con la nota iodata in bella evidenza e la tipica trama dolce/amara a governare la beva.

Da bere in famiglia e con gli amici fino a Carnevale, o, come me, all’esordio della primavera. Tasso alcolico appena 11,5%, che, di questi tempi, ne fa un campione di bevibilità, altro che dealcolati!

Gragnano sulla pizza, sulla lasagna, e ancora fumante ragù, parmigiana di melanzane, polpette al sugo e salumi. Salvatore Martusciello, vignaiolo di quarta generazione, riparte sereno dalle radici del gusto partenopeo, un bere fresco, allegro e spumeggiante.

C’è tanta storia in questo Gragnano ma, c’è anche – cosa non da poco – consapevolezza di voler fare un vino contemporaneo: fresco, super bevibile, poco alcolico, da abbinare a esperienze conviviali, in una parola, Emozioni. Alla fine è questo che, chi consuma vino oggi, ricerca.

Prezzo a scaffale € 14,00

 

Io l’ho abbinato con la favolosa zuppa Primavera che mia madre fa una volta l’anno: soffritto con olio Evo del Pollino, cipolline novelle e pancetta; fave e piselli freschi; carciofi a spicchi, precedentemente cotti in padella; patate nuove a cubetti; sale e pepe. Un tripudio di sapori antichi esaltati dalla bellezza delle chiacchiere familiari scambiate in cucina durante la preparazione: ricordi che per sempre porterò nel cuore. Tu chiamale se vuoi, emozioni…

Salvatore Martusciello, via Vicinale Reginella 90, Giugliano in Campania (Na) tel. 348.380.98.80 www.salvatoremartusciello.it Enologo, Francesco Martusciello, bottiglie prodotte Penisola Sorrentina Dop, 46.000


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