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La pizzeria di Francesco Martucci diventa una galleria d’arte! Il restyling e il nuovo menu degustazione

Pubblicato in: 50 Top Pizza, Personaggi

Francesco Martucci

La nuova sala vista bar

di Albert Sapere 

Lo avevamo scritto il 3 settembre del 2017, dalle pagine di questo blog, che l’apertura della nuova pizzeria di Francesco Martucci, I Masanielli, avrebbe segnato uno spartiacque nella storia moderna della pizza. Sono passati quasi otto anni, un’eternità per come va veloce il mondo oggi, ma ci sentiamo di dire che Francesco ha deciso di segnare un altro spartiacque con il restyling della pizzeria. In questi anni il pizzaiolo casertano ha condizionato, come nessuno altro in questo settore, in termini di prodotto e le vittorie in 50 Top Pizza, l’essere diventato un punto di riferimento per i colleghi, parlano chiaro.

Sempre quel 3 settembre del 2017, la prima cosa che mi venne da dire vedendo il nuovo locale: Martucciland. Perché era il sogno di un pizzaiolo, che aveva cominciato in una pizzeria di pochi metri quadrati e quel giorno inaugurava un luna park per appassionati del genere. Oggi questa ristrutturazione, io preferisco dire cambio pelle, è figlia di un Francesco più maturo e consapevole, che ha voluto mettere una parte di sè, anche molto intima, dentro la pizzeria. A partire dal colore, il nero è quello che predomina. Le opere di Riccardo Raul Papavero, con tanti rimandi ad artisti musicali, Elvis, Bowie, Lennon. La collaborazione con 101 Copenaghen, per le sedie della sala degustazione e per gli oggetti di design e poi un opera, ovviamente in stile dark, realizzata da lui.

L’arte contemporanea e il design, ovviamente sono divisivi, non piacciono a tutti, proprio qui è il tema delle nostre affermazioni, la consapevolezza che più che piacere a tutti Martucci vuole essere personale, non solo nella pizza. Di solito le ristrutturazioni di fanno in due casi, o quando il locale è eccessivamente vecchio, non era questo il caso, oppure quando un locale deve ottenere un nuovo traguardo, nemmeno questo era il caso. Poi c’è la terza opzione, quella dei fuoriclasse, che invece di raccogliere il successo come le starlette a fine carriera, sempre in giro a raccontarsi, restano sul banco ad ammaccare tutte le pizze e alzano l’asticella quando pensi che non sia possibile farlo.

Il messaggio è chiaro, perché Francesco sarebbe potuto diventare una comoda Mercedes, accontentarsi del successo ottenuto in questi anni; invece vuole continuare ad essere una Formula 1, quella del tempo sul giro, quella che avvita i bulloni tutti i giorni per scendere il giro in pista di mezzo decimo di secondo. Questione di mentalità. La grande novità è la nuova sala degustazione, 5 tavoli per un massimo di 20 persone, divisa da una porta, che apre un mondo ancora diverso, dal resto della sala. Un meraviglioso divano Chesterfield, un quadro di mr. David Bowie, le sedie di 101 Copenaghen, prodotte con scarti della lavorazione del cemento, un impianto Hi-Fi importante, per abbinare anche la giusta musica a quello che si mangia. Una vera chicca. Per i curiosi la mia colonna sonora è stata: The Velvet Underground, Dylan, Beatles, Elvis, Frank Sinatra, Leonard Cohen.

Tutto questo a che prezzo? Sempre il solito, si può mangiare una grande pizza a I Masanielli a partire da 7 euro, invece il degustazione, con 8 assaggi diversi al costo di 70 euro, pairing alcolico a parte. Un menu degustazione che è il frutto di una ricerca continua, sempre partendo dal grande studio sulla materia prima da valorizzare, ma negli ultimi 6 mesi ha aggiunto un’elemento ancora diverso: la memoria. Tre assaggi su tutti che sono stati un vero colpo di fulmine. Impasto classico, poco fior di latte, natica di angus casertana con aglio e prezzemolo, caciocavallo di Agnone, blu di bufala, mousse al lime e prezzemolo. La carne aglio, olio e prezzemolo di quando eravamo piccoli, trasportata su una pizza, con tanta profondità da rimanere quasi storditi.

Doppia cottura vapore e forno, impasto di semi vari, segale bianca e farro spelta, con fave, cicoria, pecorino di fossa e marmellata di cipolle. Altro piatto della memoria, quello che ci preparavano le nonne, ma in questo caso di un’intensità disarmante, più forte anche delle pizze con la carne. Un lavoro di esaltazione del mondo vegetale da grande cuoco. La olio e pomodoro, in tre cotture. Mangerei pomodori anche latte e caffè al mattino, in questo caso Francesco ne usa 7 tipologie diverse, trattando ogni tipologia in maniera diversa. Un Sud che e una Campania che urla nel piatto, però con il vestito della festa. Una meraviglia. Un menu degustazione musicale in tutti i sensi, perché non è solo il susseguirsi di tanti ottimi assaggi di pizza, ma ha un filo logico dal primo all’ultimo boccone, così come deve essere perchè quando si servono spicchi di pizza presi dal menu si chiama giro pizza.

I Masanielli diventa ancora di più un luogo che vale il viaggio.

 


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