Il giallo dei tre pub chiusi al Vomero: Francesco Trombetta, uno dei proprietari de l’Oca Nera Burger Station, ci racconta cosa è successo

Pubblicato in: Coronavirus
Oca Nera Burger Station

di Annatina Franzese

Nonostante i motori riscaldati, i dipendenti rientrati a lavoro dopo la cassa integrazione, le materie prime fresche e la sanificazione appena terminata, nessuna ripartenza per i pub del quartiere Vomero.

Alle 17.30 di ieri pomeriggio, quando le serrande erano aperte già da poco più di un’ora, la polizia municipale ha ordinato lo stop.

Ho raggiunto telefonicamente Francesco Trombetta, socio insieme ad Alessandro Conte de L’Oca Nera Burger Station, per farmi raccontare quanto accaduto.

 

Cosa è successo tra ieri pomeriggio e ieri sera?

“Si è presentata in borghese la polizia municipale del comando vomero – arenella, dicendoci che non potevamo stare aperti. In realtà, già in tarda mattinata, mentre ero al locale aspettando un fornitore, sono passati i vigli per dirci che probabilmente dalle 16 alle 23 non avremmo potuto aprire.”, comincia Francesco

 

E voi, cosa avete fatto?

“Abbiamo allertato subito le istituzioni, il Comune ed abbiamo chiesto spiegazioni, visto che i vigili sono stati con noi poco chiari. Ci hanno detto solo di chiudere, ma non ci hanno spiegato perché”.

 

Le motivazioni dell’intimazione alla chiusura, secondo quanto confermato anche dal consigliere comunale Nino Simeone, sono da ricercare nel contenuto dell’ordinanza regionale n. 39 del 25.04.2020

A dispetto dell’ordinanza regionale n.37 del 22 aprile, che prevedeva: “sono consentite le attività e i servizi di ristorazione – fra cui pub, bar, gastronomie, ristoranti, pizzerie, gelaterie e pasticcerie- esclusivamente, quanto ai bar e alla pasticcerie, dalle ore 7,00 alle ore 14,00, gli altri esclusivamente dalle ore 16,00 alle ore 22,00”, l’ordinanza n. 39, nulla statuisce espressamente rispetto all’orario di apertura dei pub.

Al punto 3 infatti, recita: “sono consentite le attività e i servizi di ristorazione – fra cui pub, bar, gastronomie, ristoranti, pizzerie, gelaterie e pasticcerie- con la sola modalità di prenotazione telefonica ovvero on line e consegna a domicilio nel territorio comunale”.

Tuttavia, al punto 3.1, cioè dove dispone le aperture nella fascia oraria 7/14, fa espresso riferimento a bar, rosticceria, pasticcerie, gelaterie, gastronomie, tavole calde e similari:

“quanto ai bar, pasticcerie, gelaterie, rosticcerie, gastronomie, tavole calde e similari, dalle 7 e con possibilità di effettuare l’ultima corso di consegna alle 14”

Invero, al punto 3.2, ossia dove dispone circa le aperture serali 16/23, cita solo le pizzerie ed i ristoranti.

“quanto ai ristoranti e pizzerie dalle ore 16 e con possibilità di effettuare l’ultima consegna alle 23”

Non avendo dunque menzionato i pub ed avendo questi ultimi lo stesso codice ateco di bar e caffetterie, sono agli stessi assimilabili. Pertanto, non possono svolgere attività nella fascia oraria 16/23, ma 7/14.

Essendo questo il contenuto dell’ordinanza, in assenza di un chiarimento urgente e necessario, le serrande dei pub della Campania dunque, potrebbero rimanere abbassate ancora per un po’.

Diciamoci la verità, l’orario previsto dal provvedimento ( 7/14 ), non è consono allo svolgimento delle loro attività!

Nonostante la Polizia Municipale abbia solo fatto osservare il contenuto dell’ordinanza, sia il consigliere comunale Simeone che il comandante della polizia locale di Napoli Ciro Esposito, hanno chiesto alla Regione Campania un’immediata pronuncia sul punto che si spera possa arrivare già in tarda mattinata.

 

“Speriamo che la Regione chiarisca al più presto. Per riaprire il locale veramente abbiamo affrontato molte spese ed é stato penalizzante per me e per gli altri colleghi (Mario Tortora l’originale panino macelleria e Puok Burger Store), non poter lavorare. Ieri è accaduto solo qui al Vomero, negli altri quartieri hanno continuato a lavorare però, a questo punto, potrebbe accadere ovunque”, conclude Trombetta.

Un mero errore materiale, una “svista” nel contenuto di un provvedimento atteso per mesi, che, ancora una volta, oltre a penalizzare gli esercenti in un momento di forte crisi, palesa la poca attenzione rispetto ad un settore, quello del food, trainante dall’economia.

 


Exit mobile version