Il Cerasuolo d’Abruzzo ad Abruzzo Wine Experience: piccola guida al grande rosato della regione dei parchi

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Cerasuolo d'Abruzzo - Anteprima

di Raffaele Mosca

L’ho intuito da tempo e questa volta posso confermarlo: il futuro dell’Abruzzo è tutto rosa. Nell’ultimo quinquennio il Cerasuolo si è reso protagonista di un exploit qualitativo assolutamente straordinario: grandi e piccoli hanno cavalcato l’onda del rinascimento del rosato e hanno cominciato a trattare con la giusta attenzione questo vino eclettico, versatile, innatamente godereccio, ma da sempre traviato da produzioni dozzinali, spesso frutto di uve o mosti di serie B. Grazie all’impegno congiunto di cantine sociali, grandi aziende private e piccoli artigiani, l’altro Montepulciano” ha superato in termini di qualità media i bianchi e anche il suo fratello maggiore – che in questa fase storica vive un momento di crisi identitaria dovuta sia al cambiamento climatico che alla riscoperta dei vini leggeri – e si è affermato come ambasciatore “ibrido” di una terra dove l’ibridazione tra cultura pastorale e marinara, tra clima appenninico e influenza dell’Adriatico, è alla base di ogni tradizione.

Di Cerasuolo avevo già parlato con Francesco Cirelli, Adolfo de Cecco, Stefano Papetti, Giulia Cataldi Madonna. E dalla batteria di assaggi all’Abruzzo Wine Experience a Villa Estea, splendida dimora sulla Costa dei Trabocchi, sono emersi più o meno gli stessi vizi e le stesse virtù che questi quattro protagonisti della rivoluzione rosa avevano evidenziato.

Le virtù sono la facilità di beva straordinaria, la piacevolezza senza se e senza ma del 99% delle etichette, la capacità di abbinarsi a qualunque piatto venga messo in tavola. Il vizio “capitale”, invece, è l’estrema varietà di stili offerti, che può essere fonte di grande confusione per il consumatore. Si spazia dalla declinazione modaiola, quasi provenzale, di alcune aziende grandi e medio-grandi che hanno voluto adeguarsi ai trend di mercato, rinunciando del tutto alla macerazione sulle bucce, ai “piccoli Rossi”, scuri quanto se non più di un Pinot Nero, prodotti da chi si attiene alla tradizione dura e pura. Non c’è dubbio sul fatto che questi ultimi rappresentino il volto più autentico – ed inimitabile – della denominazione, ed è per questo che da tempo imperversa un dibattito sulla legittimità della scelta di chiamare Cerasuolo vini che non hanno nulla a che fare, da un punto visto cromatico, con la “cerasa” da cui deriva il nome. Fino ad ora, però, la linea della tolleranza ha sempre avuto la meglio in sede consortile.

Alcuni membri hanno proposto, per risolvere la questione, la creazione di una nuova DOC parallela per il Rosato che possa contenere i vini più pallidi e leggeri. Personalmente ritengo che potrebbe essere il giusto compromesso, perché permetterebbe di rafforzare l’identità del Cerasuolo, senza però costringere a declassare chi intende produrre un rosato più “moderno”. Dopotutto, quella di produrre un altro vino rosa rispetto a quello della tradizione, sfruttando le innumerevoli possibilità date dal Montepulciano, è una scelta assolutamente legittima e anche sensata, ma, per il bene di tutti,  bisognerebbe separare le due cose. Luigi e Giulia Cataldi Madonna, storici pionieri del vino d’Abruzzo, l’hanno già fatto con il Cataldino – potenziale archetipo dell’Abruzzo Rosato DOC – e vi assicuro che ha funzionato benissimo!

 

I vini

Agriverde – Solarea 2020

Colore abbastanza chiaro e naso semplice che apre su toni di caramella alla fragola, pompelmo, erba falciata. Sorso corrispondente: leggero e pimpante, scorrevole, senza guizzi particolari, ma di buona precisione ed indubbia piacevolezza.

 

Ausonia – Apollo 2020

Mediamente intenso nella veste, con un tocco di riduzione in prima battuta e poi bosco, ruggine, pepe bianco, a delineare un profilo non pulitissimo, ma caratteriale. E’ nerboruto e scattante in bocca, piccante e selvatico, abbastanza lungo nei rimandi alle olive in salamoia. C’è polpa e sostanza, ma lo stile estremamente “nature” lo rende un po’ rustico.

 

Buciccatino – 2020.

Declinazione tradizionale ed intramontabile: la veste color cerasa intenso preannuncia profumi “rosso shocking” di fragola candonga e ciliegia ferrovia, pepe rosa, timo e un tocco fumè. In bocca è salato e scattante, meno fruttato del previsto, ma tonico, preciso, appena tannico e leggermente ammandorlato nel finale che chiama la chitarrina con le pallotte alla teramana. Buono!

 

Cataldi Madonna – Piè delle Vigne 2018

Ottenuto con la tecnica tradizionale della svacata, ovvero co-fermentando mosto in bianco e mosto in rosso, è a tutti gli effetti un piccolo rosso con un colore splendido: un rubino brillante che preannuncia un naso scuro, profondo, ematico e speziato, con folate di macchia mediterranea e un frutto che ricorda la visciola e il succo di melograno. Il gusto è polputo e succoso, caldo al punto giusto, agile nei rimandi agrumati e ricco nella parte tannica che vivacizza una progressione lunga, appagante. Eccezionale da solo e divino con il ragù alle tre carni.

 

Colonnella – Parhelia 2020

Colore abbastanza diafano per una versione delicata che profuma di arancia rossa, rosa canina e ribes acidulo. E’ snello e fluido, citrino e sapido nello sviluppo un po’ esile, ma sempre gradevole. Da abbinare ai crudi più delicati.

 

Cantina Tollo – Hedos 2020

Veste di media intensità e naso leggermente indeciso, che apre con un filo di riduzione e poi lascia emergere sensazioni classiche di fragolina ed erbe aromatiche, arancia rossa, qualche vaga idea floreale. Sorso delicato, semplicissimo e beverino, ammandorlato nella chiusura abbastanza rapida.

 

Ciavolich – Fosso Cancelli 2020

Inusuale ed ammiccante, abbastanza carico nel colore e scuro nei profumi di visciola e melagrana, oliva in salamoia, felce, pot-pourri di fiori rossi. La dinamica è decisamente accattivante: sapidità e spezie incorniciano uno sviluppo incentrato sul frutto maturo e goloso, che termina con toni bizzarri, stravaganti di resina e salsa di soia. Estremamente caratteriale.

 

Cingilia – 2020

Imbottigliato con tappo a vite, esibisce tinte classiche da piccolo rosso e un naso che parte con toni affumicati e poi tira fuori rosa rossa e fragola selvatica, origano e iodio. Il corpo è di medio peso, l’acidità e il leggero tannino rendono un’idea di freschezza e semplice dinamismo. Il finale non è lunghissimo, ma convince per precisione e pulizia.

 

Cirelli – Anfora 2019

Scuro nel colore e decisamente ossidativo: esala profumi insoliti e affascinanti di terra bagnata e cuoio, conserva di pomodoro, gelatina di lamponi, una parvenza d’incenso. E’ ricco e avvincente, salmastro e piuttosto tannico, tridimensionale nei rimandi che spaziano dall’acqua di rose al sottobosco e che si eclissano in un lungo finale minerale e affumicato. Eccezionale.

 

Collefrisio – Magnolia 2020

Di stile decisamente provenzale: chiaro e leggerissimo, citrino e vegetale al naso e coerente in bocca. Non dispiace, ma è un po’ effimero e abbastanza difficile da inquadrare nel territorio di provenienza.

 

Colle Moro – Club 2020

Tradizionale e vinoso: profuma di ribes rosso e ciliegia ferrovia, violetta, timo e rosmarino. E’ didattico e gradevole, sapido e solleticato da un tannino sfizioso, floreale nella chiusura di media persistenza. Versione quotidiana – da spaghetto pomodoro e basilico – di una cantina sociale che da qualche anno a questa parte ha cominciato a lavorare molto bene.

 

Chiusa Grande – Vinosophia 2020

Altra espressione classica, carica, ma senza eccessi, che profuma di fragole schiacciate e lamponi, pomodorino, peonia. Non è una campione di struttura o profondità, ma ha una bella dinamica gustativa, con il timbro sapido che prevale e un finale pulito, golosamente fruttato. Gnocchi al sugo di pesce.

 

Contesa – 2020

Insolito incipit dolce ed ammaliante: sa di yogurt ai mirtilli e acqua di rose, lavanda e timo limonato. E’ fine, succoso, sciolto e accattivante, con il frutto maturo che torna ad ammorbidire lo sviluppo e la spinta sapida a dare slancio. Ottimo!

 

Faraone – 2020

Stile tradizionale con fragola matura in evidenza, qualche refolo floreale e la nota metallica, ferruginosa che si trova in tanti Cerasuoli delle Colline Teramane. E’ robusto e appagante, salato e croccante di arancia sanguinella, affumicato nel finale di discreta persistenza. Buono.

 

Fattoria Savini – 2020

Colore piuttosto chiaro e profumi di erbette e mela renetta, pesca tabacchiera e glicine da Provenza. E’ leggero, ma con un discreto grip sapido che lo rende più incisivo. Chiude citrino e soffusamente fruttato. Da linguina ai frutti di mare.

 

Inalto – 2020

Spiazzante, spaziale: tira fuori toni di peperone crusco e mela rossa, bacca di goji, un tocco di sandalo e ginseng da Pinot Nero altoatesino. E’ sapido e saporito, cremoso e succoso, raffinatamente balsamico sul fondo e tonico d’agrume come il territorio pedemontano impone. Chiude lungo, elegantissimo su toni estremamente eleganti di spezie e di erbe alpine. Semplicemente staordinario.

 

Fantini – 2020

Semplice e sottile, perfetto per un aperitivo in spiaggia, con un colore abbastanza chiaro, profumi leggeri di lemon zest, erbette, pompelmo, e un sorso scorrevole, non particolarmente incisivo, ma beverino.

 

Inverso – 2020

Un colore a metà strada tra stile provenzale e classico cerasa reannuncia profumi leggeri di pesca gialla e rosa canina, ribes acidulo, timo. E’ mediamente polputo, sapido, con un’idea piccante e un tocco minerale sul fondo. Non male.

 

Lampato – 2020

Insolita verve speziata che colpisce a primo acchito. E poi melagrana, ciliegia, paprika a plasmare uno sviluppo ben calibrato tra il frutto maturo che dà morbidezza e una spinta acido-sapida sferzante, gagliarda. Chiude floreale e di nuovo speziato, distinguendosi per raffinatezza e piacevolezza. Ottimo.

 

Nicodemi – Notari 2020

Incipit metallico e poi fragola selvatica, pesca gialla, fumè, un tocco di vaniglia. Sviluppo pieno e carnoso, che chiama il brodetto con i suoi rimandi alla salsa di pomodoro e un finale pimpante al sapore di agrume rosso. Affidabile.

 

Rapino – Gira 2019

Strambo e scapestrato, particolarmente scuro nel colore, apre su toni di sottobosco, pelliccia, pepe bianco, e poi tira fuori ricordi di visciola e melagrana. E’ decisamente tannico e sanguigno,   terragno nell’allungo di buona persistenza. Lo stile rustico e robusto lo rende un partito perfetto per gli arrosticini.

 

Tommaso Olivastri – Marcantonio 2020

Stile ricco e ossidativo che spiazza e conquista: saltano fuori dal bicchiere aromi di pomodorino infornato e fiori in appassimento, gelatina di anguria, la macchia mediterranea in tutte le sue declinazioni. Gusto solare, salmastro, carico di frutto rosso molto maturo e piccante sul fondo. E’ un dipinto che ritrae la Costa dei Trabocchi con le sue pinete e le scogliere ricoperte di erbe spontanee. Eccezionale.

 

Tenuta Arabona – Manus Plere 2020

Profilo da terroir freddo: erbe alpine e talco, fragolina immatura, cannella e noce moscata. E’ magro e dinamico, nervoso, scattante e minerale nel finale di buona presa. Bella interpretazione agile, diretta, da salsiccia alla brace o cacio-ricotta.

 

Teuta I Fauri – Baldovino 2020

Lineare ed essenziale: primeggiano i fruttini aciduli e una nota metallica che lascia progressivamente spazio ad acciuga sotto sale, erbe aromatiche, oliva verde. In bocca procede dritto e sferzante, con il frutto rosso in sordina, l’acidità che spinge e il tono ematico che torna a definire una chiusura non troppo profonda, ma di grande piacevolezza. Caratterizzante e perfetto per le pallotte cac’e ove.

 

Tenuta Secolo IX – 2020

Veste classica e luminosa, quadro aromatico che acquisisce pian piano definizione e restituisce ricordi di rosa canina e lavanda, pompelmo, peonia e mela rossa. Sorso sottile e delicato, semplice e didattico, con l’acidità che spinge e un cenno ammandorlato sul fondo. Discreto.

 

Terzini – 2020

Tra i rosati più premiati d’Italia: entusiasma la critica e, in questa occasione, esprime connotati archetipici, a partire dal colore inequivocabile – cerasa acceso – e dal naso che sa di fragola, oliva in salamoia, origano e pepe rosa, un cenno di ruggine e pomodorino confit. L’impeto minerale bilancia il frutto saporito, centrale e plasma una chiusura accattivante su toni speziati e di erbe disidratate. Ottimo.

 

Torre dei Beati – Rosa-ae 2020

Più austero e riservato del solito: dispensa pian piano aromi di ferro e ribes rosso, peonia, erbe aromatiche. Ha bisogno di un po’ di riposo, ma è già succoso e godibilissimo, incentrato sul frutto e sostenuto da un ritorno gagliardo di iodio e pepe che dà carattere e prolunga il finale sfizioso. Solido.

 

Terraviva – Giusi 2020

Schietto e accattivante: sa di bacca di goji, rosa appassita e melagrana, con cenni fumè e animali di fondo che rimarcano lo stile “senza compromessi”. E’ snello ed incalzante, vibrante, tonico d’agrume rosso ed ematico sul fondo, vagamente tannico e vispo, affilato nella chiosa che chiama una fetta spessa di salamella rustica. Molto buono.

 

Valori – 2020

Chiaro nel colore e molto spensierato: sa di pesca noce e timo limonato, rosellina, qualcosa di affumicato. E’ semplice, diretto, non proprio caratterizzante, ma godibile e versatile nell’abbinamento con la cucina casalinga.

 

Terra d’ Aligi – 2020

Pompelmo e pesca, erba limoncella e un’idea fumè per una versione diafana e delicata. Sorso schietto, senza pretese, che chiude ammandorlato e vagamente vegetale. Da insalata di pasta sotto l’ombrellone.

 


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