di Ilaria Pipola
Di tradizione romana il Tiramisù non ha proprio niente, ma è uno dei dolci più gettonati e gustati nei ristoranti, che difficilmente non lo hanno nel proprio menù. Si dice che sia nato a Treviso negli anni ’60, ma che poi ha spopolato in tutto il mondo, dall’America alla Cina passando per tutta Europa! La ricetta classica prevede quattro ingredienti fondamentali: il mascarpone, le uova, il caffè e i biscotti savoiardi, un mix vincente di sapori e di accostamenti, che rendono questo dolce a cucchiaio una vera delizia per il palato. Le varianti sono diverse, c’è chi non usa le uova, c’è chi non usa il mascarpone, c’è anche chi non usa i savoiardi, le sperimentazioni sono tantissime, ma la ricetta classica è quella sicuramente vincente. Scopriamo a Roma, secondo la classifica di sabato scorso de “Il Messaggero” di G. A. Dente, in quali locali andare per gustarsi un buon tiramisù.
Nella stessa zona, alle spalle di Campo de’ Fiori, il primo e secondo classificato, rispettivamente Il San Lorenzo, che presenta una “tiramisù emozionale con mascarpone e savoiardo artigianale e con una terra di cacao al sale”, a 12,00 euro, e Roscioli (ormai un veterano delle classifiche di Dente), che si distingue per la sua attenzione verso le materie prime, in questo caso si parte dalle uova “bio” per arrivare al savoiardo artigianale di un piccolo produttore di eccellenza, a 11,00 euro.
Terzo posto per Caffè Propaganda, che si distingue per i dolci grazie alla mano del suo chef francese, che prepara un tiramisù, tutto fatto “in casa”, da “equilibri felici e perfetti”, a 10,00 euro.
Benito, al centro, propone un tiramisù “dove tutto, dal savoiardo alla lavorazione a bassa temperatura dell’uovo, è per la gioia gourmet, a 8,00 euro.
Direi il quinto posto è del locale più conosciuto e famoso a Roma da anni per il tiramisù Pompi, a San Giovanni, che ha fatto di questo dolce la sua fortuna, presentando, oltre la versione al cacao, anche quella alla fragola, al pistacchio, alla nocciola, alla banana e alla nutella, riscuotendo successo, a 3,50 euro.
Sesto e settimo posto rispettivamente per Il Simposio, a Prati, che propone una porzione generosa di tiramisù a 10,00 euro, “perfetta al palato”, e Maxela, che al contrario lo presenta in un barattolino, concentrandosi di più sul savoiardo che sulla crema, a 8,00 euro.
Il Brò, ottavo in classifica, a Trastevere,
presenta un tiramisù equilibrato nei sapori “tra creme e componente asciutta e con una gustosa presenza di caffè, presentata al cucchiaio”, a 6,00 euro.
Nono posto per Pastificio San Lorenzo, a via Tiburtina, che presenta un tiramisù “gioiosamente costruito in perfetto equilibrio cremoso e solido”, a 8.00 euro.
Ultimo in classifica, ma non per questo da sottovalutare, è La Tartaruga, con un tiramisù, che “rivela una struttura felice e gioiosa e una componente di caffè perfettamente bilanciata”, a 8,00 euro.
Le bollicine e in particolare il Moscato D’Asti, come suggerisce Dente, sono perfetti, ma aggiunge anche un Sauternes o un Albana di Romagna o un Tokaj. Proporrei anche una Malvasia di Lipari o un Picolit. In genere i vini passiti sono comunque indicati.
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